
N. 68
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ARTICOLI

Il territorio della Sardegna è costellato – oltre che da numerosi, splendidi e diversissimi esempi di nuraghe – anche da monumentali tombe, denominate dalla fantasia popolare “ tombe dei giganti” (TdG), gigantinos, tumbas de is mannos per la loro imponenza. In verità erano tombe per uomini di dimensioni normali, non per giganti. Si dovrebbe aggiungere che furono costruite nel periodo nuragico e che erano tombe collettive, il che giustifica le loro dimensioni notevoli e il loro nome. Era sempre un monumento aereo, ben visibile, di struttura ciclopica (non megalitica), composto dal susseguirsi di ortostati e architravi, fino a formare un corridoio, talvolta lungo anche più di 20 metri. Incidentalmente, ci si domanda perché mai gli archeologi sardi persistano nell’errore grave di denominare ufficialmente tale sistema trilitico “copertura a piattabanda”. Si tratta di una gravissima lacuna tecnica, che non dovrebbe mai comparire su pubblicazioni scientifiche ufficiali.

Arthropleura, il “millepiedi gigante” del Carbonifero – di Daniel Zoboli
Arthropleura è un genere estinto di miriapodi, cioè un gruppo di invertebrati a cui oggi appartengono animali come centopiedi e millepiedi. I miriapodi attuali si dividono in quattro gruppi: i centopiedi (Chilopoda), i millepiedi (Diplopoda), e due gruppi meno noti, Symphyla e Pauropoda. I primi due sono tra loro più strettamente imparentati, così come lo sono gli altri due. Alcune specie di Arthropleura erano veri e propri giganti, raggiungevano infatti dimensioni straordinarie: fino a 2,6 metri di lunghezza e circa 50 chilogrammi di peso (fig. 1). Si tratta quindi dei più grandi artropodi terrestri mai esistiti, superati solo da alcuni “scorpioni marini” del Paleozoico. La specie più nota nel registro paleontologico, Arthropleura armata, è stata rinvenuta anche in Italia, nei depositi fluvio-lacustri risalenti al tardo Carbonifero, oltre 300 milioni di anni fa, affioranti nell’area di San Giorgio, presso Iglesias.

Nell’immaginario collettivo è ormai accettato che il nuraghe propriamente detto sia rappresentato dalle torri cilindriche troncoconiche sviluppate in altezza, maggiormente diffuse sul territorio sardo. Sono numerose le torri che svettano solitarie nella campagna e rappresentano il culmine di un’evoluzione costruttiva realizzata attraverso varie tappe, espressione di differenti gruppi umani che la produssero. Le torri solitarie, i cosiddetti nuraghes “monotorre”, presentano una peculiarità che le identifica: il loro ingresso alla camera terrena è sempre rivolto a S-SE. Nelle torri dell’età del bronzo le camere sovrapposte, servite da scale elicoidali, potevano arrivare fino a tre. Nel loro processo evolutivo, ma anche a seconda delle possibilità economiche del gruppo umano commissionante, i monotorre diventano col tempo il centro principale di un edificio ampliatosi in forme più complesse.
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